Aria di Terremoto?

Le teorie popolari, si sa, spopolano laddove quelle scientifiche non arrivano. E’ soprattutto la zona grigia – dove qualcosa tutto sommato abbiamo capito, ma non tutto tutto – dove si avventurano molti non esperti, che cercano di dare una spiegazione plausibile all’origine di fenomeni naturali catastrofici ma purtroppo difficilmente prevedibili come ad esempio un tempo le eclissi di sole (famosa quella prevista da Talete di Mileto che fece terminare una guerra), e ancora oggi i terremoti.

Sono ricche di fantasia le storie folkloristiche del passato. D’altra parte, l’intera area del Mediterraneo è da sempre stata teatro di spaventosi avvenimenti di questo genere: ad esempio, gli storici imputano all’eruzione del vulcano Thera sull’isola di Santorini in Grecia l’aver dato il colpo di grazia alla civiltà minoica nella metà del secondo millennio aC. Secondo alcuni, lo stesso evento potrebbe aver originato la leggenda di Atlantide, mitica città sprofondata nel mare in seguito ad una catastrofe.

Un altro esempio è dato dal terremoto che nel 1693 rase al suolo la Val di Noto, aprendo però la strada alla costruzione della meravigliosa Cattedrale. Leggenda narra che la mattina del 10 gennaio di quell’anno una strega disse al barone Arcaloro Scamacca Perna della Bruca e Crisciunà che l’indomani la città di Catania avrebbe “ballato senza musica”. Don Arcaloro si rifugiò allora nella sua residenza di campagna, salvandosi, ma la città subì ingenti danni. Nessuno potè salvare invece la basilica di San Francesco di Assisi: Frate Leone, uno dei primi compagni del santo, lanciò un anatema contro tale (a suo avviso) mostruosità subito dopo l’inizio dei lavori nel 1228: «Francesco non l’avrebbe voluta. E prima o poi crollerà». Bisognerà aspettare 769 anni per vederla avverata.

Come fare allora per prevedere l’arrivo di un evento così devastante? Io penso che le soluzioni popolari evolvano con il passare del tempo. Se un tempo non c’era alternativa che affidarsi ai santi, bisognerà aspettare il secolo dei lumi (e l’interesse per la fisiologia e per la vita animale in genere) che saranno cani, gatti, ma soprattutto rane e rospi ad avvisarci per tempo. Peccato non possano parlare, perchè i rospi sapevano che L’Aquila sarebbe stata devastata da un sisma, ben cinque giorni prima del terremoto del 6 aprile 2009. Se pensate che sia solo una leggenda, chiedete a Rachel Grant della Open University di Milton Keynes, che da anni studia il comportamento riproduttivo dei rospi e che era impegnata in una delle sue ricerche a 74 chilometri dall’epicentro del sisma aquilano tra il 27 marzo e il 24 aprile quando tutti i maschi sono scappati in tutta fretta dal loro sito di accoppiamento.

Nell’era delle moderne esplorazioni spaziali, perché non affidarsi invece alle sfere celesti. La colpa infatti potrebbe ricadere niente meno che sull’allineamento dei pianeti, la cui attrazione gravitazionale deformerebbe la crosta terrestre al punto da causare uno strappo in alcuni casi, e quindi un terremoto. Araldo di questa teoria è Stefano Calandra (che nella vita fa il consulente per i bed and breakfast) che dal suo gruppo facebook “Earthquakes Forecast – The Gravitational Theory” ci fece sapere su base giornaliera eventuali rischi. In particolare, il 25 ottobre 2016 predisse un evento sismico per l’indomani, tra le 17.30 e mezzanotte”, in una non meglio precisata area del Mediterraneo. Cosa che è per l’appunto appunto accaduta: Il 26 ottobre 2016, alle ore 19:11:36 una forte scossa di magnitudo 5.4 fu stata registrata nel comune di Castelsantangelo sul Nera(MC), seguita da una ancora più intensa di magnitudo 5.9 alle ore 21:18:05 con epicentro nel comune di Ussita. Sebbene queste tesi siano state abbondantemente sfatate dai sismologi, ancora oggi godono di una nutrita schiera di sostenitori tra le popolazioni terremotate. Che sia vero o no, un noto quotidiano italiano ci fa sapere che in Grecia ci stanno lavorando gli studiosi: su 109 grandi terremoti analizzati dal 2004, 102 sarebbero avvenuti in occasione di un allineamento di almeno tre pianeti.

Il che ci porta all’ultima teoria pseudo-scientifca, emblema del tempo in cui viviamo. Nell’era del Riscaldamento Globale, i più saggi ci avvertono in anticipo se «tira aria da terremoto». I terremoti, si sa, «avvengono soprattutto di notte. Con il caldo e l’umido, poi, il rischio sismico aumenta.». Tra i terremoti più devastanti avvenuti dopo un caldo anomalo, si ricordano quello del Friuli nel maggio 1976 (mentre spirava vento di scirocco), e quello dell’Irpinia, nel novembre 1980, mentre era presente l’anticiclone africano. In tempi più recenti, anche il terremoto di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, secondo molti, sarebbe stato contraddistinto da un’anomalia delle temperature. Chiedetelo a Gabriella Pandolfi, sopravvissuta al terremoto di Amatrice, che ha raccontato di essere stata svegliata pochi istanti prima da una forte folata di vento che ha aperto le finestre.  Anche in questo caso, gli scienziati non credono possa esserci alcuna correlazione tra gli eventi atmosferici e i terremoti, che si producono a grandi profondità all’interno della crosta terrestre e non possono essere influenzati dall’irraggiamento solare.

Ho voluto provare a verificare questa ipotesi studiando in dettagli la serie di terremoti che hanno colpito la zona tra Umbria e Marche nel 2016. Per fare questo, ho incrociato i dati forniti dall’INGV sulla serie storica di terremoti con grado superiore a Mw 4.0 con quelli meteo forniti da IlMeteo.it relativi ad una località prossima alla zona interessata. Trovate la tabella con tutti i dati che ho raccolto su questo google spreadsheet. Ammetto che non sia un’analisi particolarmente raffinata, ma penso sia già abbastanza evidente che non si osserva nessuna correlazione particolare tra la magnitudo e la velocità del vento o la temperatura media in una zona limitrofa.

 

 

Se da un lato l’accesso ad internet e ai social media è un veicolo molto efficace per la diffusione di miti e leggende metropolitane spesso prive di fondamento scientifico, è altresì vero che permette praticamente a chiunque di ottenere con relativa facilità dati e serie storiche da analizzare. A volte basta solo un po’ di pazienza in più per verificare e spesso sfatare credenze popolari, come quella dell’aumento di nascite durante la luna nuova.

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